Il malocchio come si leva(va) – Adriano Simoncini

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Pratiche magiche e medicina popolare nella montagna bolognese della prima metà del ‘900

Descrizione

Questa ricerca di Adriano Simoncini, con la collaborazione di Ivana Baldi, Antonio Santi e dei loro alunni delle scuole medie di Pianoro e di Monghidoro va alla scoperta delle superstizioni e dei riti con i quali nei tempi passati (ma non solo) nella montagna bolognese si curavano malattie e iatture.

Premesso che l’autore non ha alcuna intenzione di indurre a pratiche magiche o all’ilarità, ne emerge un quadro che lascia davvero stupiti per la persistenza di comportamenti e rituali attraverso un lungo volgere di secoli.

L’approccio etnografico della ricerca rileva come ancora cinquanta o sessant’anni fa alcune pratiche mediche di un’area a pochi chilometri dalla città fossero legate a comportamenti ancestrali che affondavano le loro radici in un tempo immemorabile, verosimilmente antecedente alla diffusione del cristianesimo, che nelle nostre zone avvenne attorno al VII secolo.

Se la religione cristiana non riuscì a sconfiggere le pratiche pagane, si impossessò perlomeno dei loro simboli. Così l’erba per togliere il malocchio (attraverso il sendà) doveva essere raccolta il giorno di San Giovanni Battista, e nelle giaculatorie pronunciate, ora con tono intimidatorio ora in maniera silente, per scacciare mali e malizie ricorreva spesso l’invocazione a Dio e ai santi chiamati come collaboratori nel tentativo di scacciare il maligno da uomini e animali.

Il malocchio entrava di diritto tra le cause di malattie, traumi e disgrazie che si abbattevano su una popolazione la cui vita non era facile già di per sé. Diavoli, streghe e fantasmi popolavano il variegato immaginario collettivo e pareva a tutti naturale scacciarli quando questi si affacciavano con le loro ingombranti presenze. Questi comportamenti non devono però indurci a pensare che i nostri nonni fossero una schiera di creduloni, avvezzi a dare credito ad ogni favola venisse loro raccontata.

Non era necessario ricorrere a elementi esterni; per curare traumi e malocchio si usavano erbe locali, carboni del focolare, sale: non c’era bisogno di procurarsi denti di drago o polveri esotiche. Allo stesso modo, in città la Pietra di Bologna o spongia lucis, dalle magiche prorietà fosforiche che incantarono per secoli prima di trovare una spiegazione scientifica, veniva reperita a pochi chilometri dal centro, in una vallecola di Paderno.

Queste pagine raccolgono le testimonianze e i segni di una cultura millenaria, anche se – purtroppo – le formule di quella medicina ancestrale sono rimaste nella memoria di coloro che le praticavano e che avevano ricevuto mandato dalle precedenti generazioni di tramandarle solo a persone fidate. Questo non è avvenuto, perché nel corso del Novecento si è interrotto il lunghissimo percorso della civiltà contadina, creando una frattura di dimensioni colossali che ha mutato per sempre il progredire del genere umano.

Informazioni aggiuntive

ISBN

9788831941181

Formato

17×24 cm

Pagine

38

Illustrazioni

illustrato in bianco e nero

Lingua

Italiano

Anno di pubblicazione

2019

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